Maestre del racconto è una rubrica che congiunge scrittrici e racconti. Si vedrà come suggestioni racchiuse in poche pagine si coniugano con la vita e la scrittura di queste donne. Non si parla di scrittura di genere – se mai esiste non sono in grado di distinguerla. Qui si giudicano i libri, i racconti, l’importante è la verosimiglianza e la capacità di suscitare un fenomeno lontano e complesso come l’empatia.

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Le declinazioni della solitudine sono infinite. Ogni volta che l’asticella del dolore sale di livello, la capacità di sopportarlo aumenta. Solo chi ha sperimentato il dolore, solo chi ha portato pesi sulle spalle, arriverà con un solo salto a capire cos’è la felicità.

E questo non è sempre vero perché se la felicità non arriva, si può sempre scendere a compromessi.

Se sei sola quando nasci e sei sola quando muori (in quest’ultimo caso, davvero sola), perché nel frattempo dovresti “imparare a stare da sola”? Se avevi dimenticato come si fa, te lo saresti ricordato in fretta. La solitudine era come andare in bicicletta. Con una pistola puntata alla tempia. Dalla tua stessa mano. La solitudine era l’aria nelle gomme, il vento nei capelli. Non dovevi andarle incontro a braccia aperte. Altrimenti cadevi dalla bici.

(Lorrie Moore, Bark, traduzione di Alberto Pezzotta, Bompiani, 2015, p.177)

La volta scorsa, nei racconti di Lucia Berlin, la solitudine era la presenza costante che cresceva e maturava con la protagonista. Era una condizione particolare: sofferta anche quando si aveva gente vicino, accolta nella vecchiaia come si accoglie un’amica di vecchia data con cui condividere i ricordi.

La solitudine di cui parla Lorrie Moore è diversa. I protagonisti sono uomini e donne, spesso di mezza età, divorziati o accoppiati a compagni inadatti. Tutto per ritrarre, ancora una volta, la classe media, farcita di ironia. Probabilmente la middle class americana esercita un fascino irresistibile per occupare un posto privilegiato nella testa di così tanti autori.

Se Franzen solleva il sipario sul marcio di promesse fatte e mai mantenute, riempiendo la pagina di dissezioni su dissezioni dei personaggi; se Dave Eggers rivolge uno sguardo critico allo stato-profeta, che non è in grado di far valere i valori prefissati, Lorrie Moore è attenta a quello che non viene detto, o a quanto viene detto e non è ascoltato. In Bark lo fa in un modo particolare, partendo da un gioco di parole, il cui senso purtroppo è comprensibile nella versione inglese.

“Bark” può indicare l’abbaiare del cane o può riferirsi alla corteccia, nel lessico botanico. Le tre citazioni che aprono la raccolta giocano sulle sfumature di significato, mentre nei racconti si ritrovano echi e allitterazioni: in Ali la protagonista si riferisce alla marijuana con “sparkly bark”; in Grazie dell’invito una madre spiega alla figlia che “only the outer bark of the brain – and it does look like bark – is gray. Apparently the other half of the brain has a lot of white matter” («solo la corteccia cerebrale – che assomiglia a una corteccia – è grigia. A quanto pare metà della corteccia è fatta di tessuto connettivo bianco.»); e, ancora, il titolo in lingua della prima storia è “Debarking” (Scorticare).

In tutti questi richiami la Moore lascia intendere che i protagonisti hanno la necessità di purificarsi, di raschiare via qualcosa. Può essere un matrimonio infelice il cui marchio è nella fede impossibile da togliere, come in Scorticare, dove un uomo cerca di allievare l’infelicità accontentandosi di una relazione con una donna mentalmente instabile

“Non puoi immaginare lo strazio della routine per noi pediatri,” dichiarò Zora, che non aveva ancora toccato il suo vino. “Otite, otite, otite. E poi una botta di fortuna: diabete giovanile. Giorno dopo giorno, sempre a guardare i genitori negli occhi e a ripetere: ‘Ci sono tanti virus in circolazione…’ Avevo pensato di specializzarmi in oncologia infantile visto che i medici cui chiedevo perché avessero scelto un ramo così deprimente rispondevano: ‘Perché ai bambini non viene la depressione.’ Il che mi sembrava un punto a favore, oltre che un motivo di speranza. Ma poi, quando ho chiesto ai medici dello stesso ramo perché andassero in pensione presto, la risposta è stata che non ne potevano più di vedere bambini che morivano. Ai bambini non viene la depressione: muoiono e basta.”

(Lorrie Moore, Bark, traduzione di Alberto Pezzotta, Bompiani, 2015, p.24-25)

Può essere dire addio a una persona ormai defunta che si manifesta come un fantasma ne Il ginepro. Può essere raschiare via le proprie opinioni davanti alla mediocrità altrui, come fa uno dei protagonisti in Nemici.

tumblr_n1tv7jljPm1shz3gto1_500La granularità dei personaggi si risolve in unità e coerenza se si pensa a quelle volte in cui si fa riferimento all’attualità e a quanto è accaduto dopo l’11 settembre.

La ricerca forza della dolce metà del primo racconto ha come sfondo l’inizio del bombardamento in Iraq, le proteste pacifiste a cui il protagonista partecipa moralmente suonando il clacson; lo scandalo della prigione di Abu Ghraib è la notizia sulla quale un consulente militare ironizza, mentre con l’amante gusta un pranzo francese.

“A Londra è giunta voce di torture in una prigione di Baghdad in cui son o coinvolti soldati americani. Qualcuno ha scattato delle foto. È un disastro, e devo tornare.” Bevve un altro sorso.

“I soldati stanno bene?” Che cosa vuoi dire?”

“I soldati sono dei ragazzini. Non sanno quello che stanno facendo. Sono dei pecoroni.” Il cameriere portò il cous-cous e Tom cominciò a mangiare l’agnello. “Ormai sta per scoppiare. I giornali inglesi sono pronti a mettere la cosa in prima pagina. Sarà uno scandalo della stessa portata del massacro di My Lai.”

“My Lai? Non esageriamo,” ribatté lei. Ma con che diritto diceva cose così superficiali?

(Lorrie Moore, Bark, traduzione di Alberto Pezzotta, Bompiani, 2015, p.162-163)

Otto racconti sono troppo pochi per rimanere colpiti da Lorrie Moore. La sua attenzione stilistica, l’ironia che trasforma tutto in tragicommedia non percorre tutta la raccolta come avrei voluto. La prosa cinica e pungente si riconosce in pochi racconti (Scorticare e Scartoffie), gli altri perdono di efficacia e non riescono a essere memorabili se non per alcune verità fondamentali (Grazie dell’invito).

3170385-9788845279096Autore: Lorrie Moore

Editore: Bompiani

Traduzione: Alberto Pezzotta

Anno: 2015

Pagine: 192

Prezzo (cartaceo): € 17

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P.S.:

  • Per essere il suo ritorno dopo molti anni in libreria, Bark non è in grado di dare giustizia alla Moore ecco perché spero di recuperare Ballando in America (sempre edita da Bompiani), da molti considerata la migliore.
  • Per i confronti con la versione inglese ho trovato utile un articolo sul New York Times.
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