Se state pensando al porno vi sbagliate di grosso. Non mostreranno nulla ma saranno sensuali, violente, deludenti, insomma intime. Saranno citazioni che ricorderanno perché non è tutto come nei film.

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Invece di iniziare tutti i giorni alle nove in punto, a volte non andavo in studio prima delle undici o delle dodici e mezza. Per di più la presenza di Sophie in casa era una tentazione continua. Ben faceva ancora uno o due sonnellini al giorno, e in quelle ore tranquille, mentre dormiva, era impossibile non pensare al corpo di lei. Di solito finivamo per fare l’amore. Sophie era altrettanto desiderosa e lentamente, col passare delle settimane, la casa si erotizzò tramutandosi in un laboratorio di opportunità sessuali. Gli inferi emersero in superficie. Ogni stanza si tinse di un ricordo speciale, ogni angolo evocava un momento distinto, al punto che, anche nella pace della routine domestica, una particolare zona del tappeto o, il limitare di una determinata porta non erano più solo una cosa, ma una sensazione, un’eco della nostra vita erotica. Ci eravamo inoltrati nel paradosso del desiderio. Nutrivamo un insaziabile bisogno reciproco, e più lo assecondavamo più sembrava aumentare.

[Paul Auster, Trilogia di New York, traduzione di Massimo Bocchiola, Einaudi, 2013, pp. 243-244]

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