Maestre del racconto è una rubrica che congiunge scrittrici e racconti. Si vedrà come suggestioni racchiuse in poche pagine si coniugano con la vita e la scrittura di queste donne. Non si parla di scrittura di genere – se mai esiste non sono in grado di distinguerla. Qui si giudicano i libri, i racconti, l’importante è la verosimiglianza e la capacità di suscitare un fenomeno lontano e complesso come l’empatia.

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– E questa ragazza si guardava attorno. Quando le mani non abbracciavano i gomiti, toccavano il collo, lo carezzavano e contavano le perle della collana. Quando qualcuno le chiedeva il nome, lei era felice di aver suscitato interesse per il tempo che quella stessa persona non ascoltava neanche la risposta e sciorinava questioni a lei estranee. Tutti vogliono parlare di quanto tutti siano ben vestiti, di quanto la serata sia istericamente divertente – disse Salinger.

– Oh, andiamo Sally! Ci sei cascato. La ragazza non è mai stata così lesta come nel calcolo della qualità di abiti indossati dagli invitati. Nessun segugio avrebbe potuto individuare le veloci spazzolate sulle giacche impolverate in soffitta dei signorotti, o le pellicce pettinate all’occasione delle signore. Lei sì. E poi il contare le perle: non sia mai che uno degli invitati tra attenzioni e lusinghe abbia cercato di sfilarle anche solo uno degli occhi della sua vanità! – ribatté Dorothy Parker.

Ho immaginato questo dialogo non per creare improbabili similitudini, ma per marcare quanto due scrittori, uno ingenuamente ironico, l’altra ironicamente schietta, avessero scelto due modi per fare quasi la stessa cosa, in contesti diversi: raccontare la mondanità borghese.

Se Salinger predilige parole vacue, interlocutori disattenti, discorsi interrotti a metà e mai ripresi, Dorothy Parker non usa mezzi termini e va a segno con una sola, caustica frase, spesso imbevuta di un’ironia impossibile da travisare.

Giochi di società raccoglie alcuni scritti inediti qui in Italia, comparsi sul New Yorker, rivista di cui l’autrice e gli amici della Tavola rotonda dell’Algonquin formarono il nucleo iniziale.

Alcune delle storie che si svolgono in poco più di una pagina, diventano un monologo, un inno alla vanità dell’ego.

In Diario di viaggio una donna si lancia nel racconto di sé nonostante abbia chiesto a un giovane di raccontarle il viaggio in Arabia; una ragazza con L’abito di pizzo verde crede di ammaliare un giovane con frasi in francese e critiche alla rozzezza del lusso delle feste newyorchesi; in Ma quello alla mia destra, durante una cena, una donna monopolizza la narrazione, spinta dal desiderio di conoscere l’uomo alla sua destra piuttosto che intrattenersi con quello alla sua sinistra. I personaggi parlano, lo fanno fin troppo, sono sempre ben vestiti – una delle cose che la Parker si premura di descrivere nei minimi dettagli – e si trovano a feste, tè tra amiche, partite di bridge in compagnia, eventi mondani, i migliori per mostrare le proprie doti attoriali.

L’eleganza, la nobiltà dei modi, il vestiario, la stessa fama di indole acculturata, infrangono lo specchio della bellezza e rivelano anime cupe, avvezze al rimorso, all’ipocrisia e all’invidia.

L’ammirazione della Nicholl era dolce e densa, e Mrs Hazelton aveva un desiderio folle di miele. Inoltre, Miss Nicholl aveva circa un anno in più di Mrs Hazelton, un anno ma sembravano dieci. Una cosa simile può essere di conforto in una giornata tetra.

Tuttavia, mentre aspettava la sua ospite, l’impazienza di Mrs Hazelton non era priva di ombre. Il pensiero di Mrs Nicholl portava sempre con sé un piccolo, odioso senso di colpa. Pensava davvero di dover fare di più per quella poveretta. Ma cos’altro poteva fare? Era impensabile poter infilare un biglietto da venti dollari in quel palmo asciutto; i tipi come lei erano assurdamente sensibili sul fatto di essere fatti oggetti di carità. Poteva farla venire a casa sua, offrirle qualcosa da bere, permetterle di guardare i suoi bei fiori, magari darle qualche cosetta di cui si era stancata: quei doni, diversamente dal denaro, non ferivano i sentimenti di nessuno. Forse avrebbe potuto farla venire più spesso, e doveva ricordarsi di inserire il nome di Mary Nicholl nella lista di Natale. Quei progetti la tranquillizzarono fino a un certo punto, ma il senso di colpa ritornava strisciante e con esso, ovviamente, l’irritazione verso chi lo suscitava. Seduta ad aspettare Miss Nicholl, Mrs Hazelton batteva il piede per terra.

(in Un fulmine a ciel sereno, Dorothy Parker, Giochi di società, traduzione di Chiara Gabutti e Marisa Ciaramella, Rizzoli, 2013)

Il gioco è, senza dubbio, il racconto più spietato, l’apice di una scrittura allusiva che era stata tanto esplicita nei racconti precedenti e che rispecchia un mondo triste, dove la felicità e l’innocenza significano battaglia quotidiana. La felicità, quella particolare condizione che vuole verità e condivisione viene meno proprio in occasioni di compagnia, negata dalle stesse persone che vi partecipano.

dorothy-parker-with dogImmagino gli anni Venti, frange, paillette, piume e trucco ad adornare i volti vendicativi e le lingue biforcute, poi vedo la Parker che si destreggia nel mare di cipria profumata e dissemina battute che, a un primo ascolto, provocano scoppi di ilarità e poi silenzi che meditano sul reale senso dell’affermazione.

Penso spesso che la più importante impresa di pompe funebri stia sottovalutando un agente formidabile come Mrs Couch. Ha un modo di chiedervi come state che giurereste di sentire profumo di gigli.
(in Zia Bertha si esibisce, Dorothy Parker, Giochi di società, traduzione di Chiara Gabutti e Marisa Ciaramella, Rizzoli, 2013)

Ovviamente può non esserci un particolare legame fra le due cose, fatto sta che lo spiritualismo si è diffuso a livello nazionale con un balzo da leone nello stesso periodo in cui l’alcolismo nazionale si è fatto mite come un agnellino. La stanza delle sedute spiritiche è praticamente diventata lo speakeasy dei poveri.

(In Spiriti, Dorothy Parker, Giochi di società, traduzione di Chiara Gabutti e Marisa Ciaramella, Rizzoli, 2013)

La giustizia è quella dei pettegolezzi, difficilmente ne troverete altra. Ma i personaggi resistono, non ci è dato sapere per quanto.

È nella sezione “Bozzetti” che i ritratti dei tipi umani che frequentano i salotti si arricchiscono di dettagli. I Mr e le Mrs sono coppie e, per quanto abbiano cognomi propri, vengono ricondotti sempre a tali titoli di cui in poco tempo si sapranno elencare le caratteristiche.

Le donne si dedicano alla vita sociale, si guadagnano un nome tra le amiche; l’uomo è una presenza trasparente nella vita coniugale, seguita con meno assiduità rispetto allo svago. Nel caso di una coppia, occhi estranei notano quanto siano in armonia proprio perché non si sottraggono a quanto è richiesto a una coppia che si rispetti. Per la donna questo significa tè con le amiche e sferruzzate a maglia, per l’uomo una partita a golf. Tornati a casa, l’uomo si sfila il maglione e l’aria da comico, la donna si toglie qualche pelo sulla lingua.

Non voglio dire che gli scritti di Dorothy Parker sono tutti uguali. I destini dei Mr e delle Mrs si somigliano, come se nonostante le loro diversità convergessero verso un modo d’essere prestabilito. E nelle loro abitudini tutto si trasforma in un eterno ritorno.

Se qualcuno avesse incontrato Dorothy Parker l’avrebbe trovata sensibile e forte, se solo non si fosse fermato alla mestizia, all’ironia, le uniche armi per sopravvivere e non avesse additato il suo modo di essere.

In fondo è questo che Dottie voleva. Libertà di essere chiunque lei desiderasse, senza rispondere a regole che non aveva deciso.

arton66824Autore: Dorothy Parker

Editore: Rizzoli

Traduzione: Chiara Gabutti e Marisa Ciaramella

Anno: 2013

Pagine: 368

Prezzo (cartaceo): € 12

Prezzo (ebook): € 6,99

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