grace paleyLucia Berlin, Alice Munro, Dorothy Parker, Lorrie Moore, esponenti del racconto femminile che inizia a prendere forma. Lo immagino come una clessidra dalla cui fessura ristretta passa un flusso sottilissimo di vita. Centellinare episodi autobiografici o vestirli di finzione è uno dei tratti più affascinanti della scrittura femminile. Non l’unico ma, di certo, un fattore fondamentale che non avrebbe avuto lo stesso fascino se le vite raccontate fossero state raccolte in una sola, in un romanzo, costretta tra un inizio e una fine.

La fine di un racconto non è mai definitiva e la conclusione serve solo a prolungare la fascinazione del non detto.

«Abbiamo bisogno di immaginare la realtà. È su questo che crollano i nostri leader e noi stessi: dobbiamo riuscire a immaginare la vita di altre persone». Così in un discorso Grace Paley spiegava la sua idea di letteratura partendo dall’esperienza personale. Figlia di immigrati ucraini è stata scrittrice e attivista politica, non a caso molto spesso identità politica e personale si confondono in uno degli obiettivi della scrittura: «immaginare la realtà, riuscire a immaginare la vita di altre persone».

Soprattutto donne nel suo caso, seguite da ragazze fino alla vita adulta di mogli orgogliose, tragicamente ironiche, raccolte in Piccoli contrattempi del vivere, edito da Einaudi, che riunisce tutta la sua produzione di racconti (The Little Disturbances of Man (1959), Enormous Changes at the Last Minute (1974), Later the Same Day (1985)).

Prima che frivole e ingenue le donne di Grace Paley sono libere, di quella libertà infantile pregustata come se l’avessero sempre avuta. Ci sono bambine già adulte prima di diventare donne, soprattutto nella prima parte (i racconti del 1959), basti pensare a Una donna giovane e vecchia dove una ragazzina si innamora di un marine molto più grande di lei. O donne avviate all’esistenza nei racconti successivi, decise a far valere i sentimenti, anche se il risultato è il dolore in ogni caso, come in Desideri o ne L’arrosto rosa pallido, in cui una donna, ancora innamorata dell’ex marito, gli si concede con il risultato di ferire l’orgoglio dell’uomo.

Gli uomini sono prigione e libertà assieme, assenti, lontani, impegnati in guerre dove le donne non hanno spazio. Relegate al ruolo di madri, l’unico modo per rimediare alla solitudine e alla monotonia della vita è della sana ironia:

Mio marito mi regalò una scopa per Natale. Non era giusto. Nessuno può convincermi che fosse un pensiero gentile. «Mi sto arruolando nell’esercito e non voglio che tu non abbia niente per Natale», disse. Gran bel regalo da dare a una donna che progettavi di non vedere più per un pezzo, con cui avevi dei figli e nel cui corpo entravi e uscivi quando ti pareva, ubriaco o sobrio, perfino prima di alzarti presto al mattino. Gli chiesi di aspettare una mezz’ora ad arruolarsi nell’esercito, così potevo fare la spesa.

(Grace Paley, dal racconto Un interesse nella vita, in Piccoli contrattempi del vivere, Einaudi, 2002)

New York è spettatrice immutabile dei loro destini, una città che con Paley si riduce a unograce paley spazio piccolo e familiare, con un’identità che non può essere diversa dalla varietà multietnica, qualche volta raccontata con il fascino di una persona che non si è mai sentita straniera in una terra che ha chiamato subito casa.

Se New York è una dolce madre che ha tenuto Grace Paley nel suo grembo, a distribuire volantini di protesta fino alla vecchiaia, il racconto è il luogo immaginario dove la sua esistenza prende vita attraverso un processo di rivisitazione. Così Faith Darwin, il suo alter-ego letterario, la seguirà per circa trent’anni, da quando è ragazza a moglie che dovrà prendersi cura dei figli una volta che il marito l’avrà abbandonata.

Un po’ come la Juliet di Alice Munro di In fuga che compare e si sviluppa in tre lunghi racconti, è soprattutto con gli sbagli che Faith cresce e dimostra saggezza con i figli, riprende i rapporti con i genitori – soprattutto con la madre, rimasta una figura lontana per la scrittrice –, frequenta le amiche che diventano il mondo attraverso il quale scandisce le età da vivere. È la solidarietà tra delusioni e destini avversi che le avvicina, come quando vanno a trovare l’amica in fin di vita a causa del cancro:

Anthony aveva ragione nel richiamare la mia attenzione sulle sofferenze e sui pericoli del mondo. Aveva ragione nel tormentare la mia natura responsabile. Ma io avevo ragione nell’inventare per le mie amiche e per i nostri figli un resoconto di queste morti private e delle condizioni del nostro eterno attaccamento al mondo.

(Grace Paley, dal racconto Amiche, in Piccoli contrattempi del vivere, Einaudi, 2002, p.296)

Leggere Grace Paley non è facile, la scrittura rallenta e si fa fitta di rimandi a pensieri non scritti e battute di dialoghi da ricostruire. Si è costretti a tornare indietro, rileggere, non capire di nuovo perché il mondo dei protagonisti è ritratto nella quotidianità e nei minimi dettagli. Il mondo interiore, così familiare a chi scrive, è stato trasposto come un flusso di avvenimenti qualche volta lontani dal lettore ma tanto vicini alla realtà.

Qualcuno ha detto che Grace o la si ama o la si odia e sono d’accordo. Con un ritmo così intricato è difficile trovare spazio tra chi scrive e noi. In alcuni racconti non ci sono riuscita, in altri, be’, anche il lettore deve impegnarsi per immaginare la realtà, la vita degli autori che sceglie.

grace paley-piccoli contrattempi del vivere- copertinaAutore: Grace Paley

Traduzione: Sara Poli, Marisa Caramella, Laura Noulian, Susanna Basso

Editore: Einaudi

Anno: 2002

Pagine: 368

Prezzo: € 17,60

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