Se state pensando al porno vi sbagliate di grosso. Non mostreranno nulla ma saranno sensuali, violente, deludenti, insomma intime. Saranno citazioni che ricorderanno perché non è tutto come nei film.

dont-speak

Cercava di rifare la ragazza che conosceva sette anni prima.Mentre lavorava guardava me, ma era lei che vedeva.

Mettermi in posa richiedeva sempre più tempo. Mi toccava di più. Mi faceva spostare di più. Passava dieci minuti facendomi piegare e raddrizzare il ginocchio. Mi chiudeva le mani e me le apriva.

Spero di non metterti in imbarazzo, scrisse in tedesco nel suo quaderno.

No, gli risposi in tedesco. No.

Mi fece piegare un braccio. Mi fece drizzare un braccio. La settimana dopo mi toccò i capelli per quelli che forse furono cinque minuti, o forse cinquanta.

Scrisse: Sto cercando un compromesso accettabile.

Io volevo sapere com’era sopravvissuto a quella notte.

Mi toccò i seni, separandoli l’uno dall’altro.

Credo che così andrà bene, scrisse.

Io volevo sapere cosa sarebbe andato bene. Come potrà andar bene?

Mi toccò tutto il corpo. Queste cose le posso raccontare perché non me ne vergogno, perché da loro ho imparato qualcosa. E credo che tu mi capirai. Sei l’unico di cui mi fido, Oskar.

Mettere in posa era scolpire. Stava scolpendo me. Stava cercando di modellarmi per potersi innamorare di me.

Mi fece aprire le gambe. Col palmo delle mani premette delicatamente l’interno delle mie cosce. Le mie cosce si stringevano. I suoi palmi le allargavano.

Nell’altra stanza cantavano gli uccelli.

Stavamo cercando un compromesso accettabile.

La settimana dopo mi fece sollevare le gambe, e quella dopo ancora venne dietro di me. Era la prima volta che facevo l’amore. Avevo voglia di piangere. Mi chiesi: Ma perché mai la gente fa l’amore?

Guardai la statua incompiuta di mia sorella, e la ragazza incompiuta ricambiò il mio sguardo.

Ma perché mai la gente fa l’amore?

[Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino, traduzione di  Massimo Bocchiola, Guanda, 2005]

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