Se state pensando al porno vi sbagliate di grosso. Non mostreranno nulla ma saranno sensuali, violente, deludenti, insomma intime. Saranno citazioni che ricorderanno perché non è tutto come nei film.

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– E se la morte non fosse altro che un suono?

– Rumore elettrico.

– Lo si sente per sempre. Sono ovunque. Che cosa tremenda!

– Uniforme, bianco.

– A volte mi invade, – disse lei. – A volte mi si insinua nella mente, a poco a poco. Io cerco di parlarle.  «Non adesso, morte».

– Io sto sdraiato al buio, a guardare l’orologio. Sempre numeri dispari. Una e trentasette di notte. Tre e trentacinque di notte.

– La morte è dispari. Me l’ha detto il sikh. Il santone di Iron City.

– Tu sei la mia forza, la mia energia vitale. Come posso convincerti che è un tremendo errore? Ti ho visto fare il bagnetto a Wilder, stirarmi la toga. Piaceri profondi e semplici che ora per me sono perduti. Non vedi l’enormità di ciò che hai fatto??

– A volte mi colpisce come un pugno, – continuò lei. – Ha quasi un impatto fisico su di me.

– È per questo che ho sposato Babette? Perché potesse nascondermi la verità, nascondermi degli oggetti, partecipare a una congiura sessuale ai miei danni? Tutti gli intrighi muovono in un’unica direzione, – replicai in tono cupo.

Ci tenemmo stretti per un lungo istante, i nostri corpi allacciati in un abbraccio che comprendeva in sé elementi di amore, dolore, tenerezza, sesso e lotta. Quanto sottilmente evitavamo emozioni, scoprivamo sfumature, usando i più ristretti movimenti delle braccia, dei lombi, la minima inspirazione, per raggiungere un accordo sulla nostra paura, proseguire nella nostra contesa, per affermare i nostri desideri fondamentali contro il caos che avevamo nell’anima.

Benzina normale. Senza piombo. Super.

Dopo l’amore giacemmo lì nudi, umidi e lustri. Tirai le coltri a coprirci Per un po’ conversammo in mormorii sonnolenti. La radio si accese.

[Don DeLillo, Rumore bianco, traduzione di Mario Biondi, Einaudi, 1999]

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