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Emilio Salgari fa parte di una letteratura sommersa perché la sua produzione e immensa. Eppure non sembrerebbe perché si continuano a stampare, tra le ultime e più complete edizioni, Tutte le avventure di Sandokan o Tutte le avventure dei corsari. È un autore che fa parte di quell’editoria dei classici, con edizioni sicuramente curate, ma spesso relegato a età e obiettivi circoscritti. Senza poi nominare la sensazione dei lettori, una sorta di timore reverenziale a causa di una produzione troppo estesa per riuscire a coprirla tutta.

Un valido metodo per guardarlo con altri occhi è un recupero mirato e, in questo caso, mi riferisco a una delle ultime pubblicazioni di Cliquot. Alla conquista della luna fa assimilare Salgari in piccole dosi, attraverso generi diversi rispetto a quelli per cui è conosciuto: il fantastico e l’orrore. E l’edizione, lanciata con un crowdfunding su Produzioni dal basso, presentata in diversi formati e splendidamente illustrata, si discosta anche visivamente da quanto visto in precedenza. Una delle parti fondamentali è sicuramente la guida di Felice Pozzo, uno dei maggiori esperti di Salgari, che ha curato l’opera e ha composto un’introduzione al servizio del lettore, un modo adatto per iniziare a conoscere – o approfondire – lo scrittore veronese. Pochi dettagli sulla vita e tanti sulle storie editoriali dei racconti e dei romanzi, delle reminiscenze e le distanze da Verne e Poe, fino ai motivi che lo rendono unico. Ripercorrendo i racconti, dopo aver terminato la lettura, Pozzo aiuta il lettore a creare un proprio Salgari, forse completamente sbagliato ma che gli appartiene.

Io l’ho fatto avvicinandolo ad alcuni nuclei tematici con l’aiuto dei maestri dell’orrore.

Terra e spazio

Alla conquista della luna è il racconto che dà il titolo alla raccolta: in un’isola delle Canarie, gli abitanti vedono approdare una nave a vapore e fanno la conoscenza di due misteriosi scienziati che costruiscono una macchina per raggiungere la luna. Tutto è raccontato dal punto di vista di chi rimane a terra.

C’è un racconto di Poe chiamato La beffa del pallone composto unendo pezzi giornalistici sulla traversata dell’Oceano Atlantico da parte di un pallone aerostatico, e intervallata dai diari di chi ha intrapreso il viaggio. La storia proveniva da un’esperienza che Poe aveva realmente avuto, ma venne rimaneggiata e pubblicata sul New York Sun nel 1844, privata del titolo proprio per trarre in inganno i lettori. È molto lontano dagli intenti di Salgari, perché lo stile rigoroso di Poe giocava molto sull’ambiguità del far credere qualcosa ai lettori. In Salgari c’è una passività nel vivere la vicenda che è disturbante e allontana dal destino che poi travolgerà gli scienziati. E questo si realizza celando dettagli umani e familiari, allontanando le figure dall’empatia e svelando mezzi meccanici, prodigi scientifici.

Molti racconti di Poe sono terreni e, soprattutto, umani sia nelle vicende raccontate che nelle sensazioni suscitate. Leggiamo di uomini legati a debolezze e irrazionalità (Il cuore rivelatore per primo, Il gatto nero, Il barile di Amontillado). Mentre Salgari cerca di salire quasi fino alla luna o di scendere nelle profondità marine, come Negli abissi degli oceani, ma l’ignoto rimarrà una zona grigia. Non si avverte la possibilità di andare oltre ma si sonda un’altra parte della natura umana: l’intraprendenza e l’ostinazione al desiderio della scoperta. Qualcosa che ha a che fare molto più con Lovecraft (penso allo scienziato che sa di andare incontro a una morte certa nel racconto Il tempio) che nel saggio Tempo e spazio scrive:

La vita e il genere umano hanno un ruolo ben preciso in un piano della Natura, per quanto infinitesimale questo ruolo possa essere, e le leggi della Natura sono troppo razionali e finalizzate per poter suscitare un sentimento di nullità e di inquietudine.

(H.P. Lovecraft, Tempo e spazio, in Tutti i romanzi e racconti, a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton Compton, 2011)

La fame del sapere sarebbe uno dei processi controllati dalla Natura che si amalgama con la natura dell’uomo in maniera imprevedibile. In Salgari la contrapposizione tra uomo e natura si avverte con l’uomo che cerca sempre di superarsi fino a rimanere consapevolmente o inconsapevolmente (la pazzia) deluso.

Tecnologia

Una piccola parte dei racconti di Alla conquista della luna ha descrizioni dettagliate delle macchine ideate dai protagonisti. Si tratta di tecnologia all’avanguardia come la nave volante in Stella filante: «Era un fuso enorme, lungo una cinquantina di metri, munito di parecchi ordini di eliche disposte sui suoi fianchi e che giravano con velocità vertiginosa», o la macchina misteriosa di Alla conquista della luna: «Avevano già fabbricato una macchina strana, che rassomigliava a una cupola, con la parte superiore formata da lastre solidamente incastrate in telai che parevano d’alluminio, e la inferiore coperta di specchi immensi e di una serie di doppie eliche, che si vedevano funzionare senza posa, anche dopo il tramonto dell’astro diurno». La tecnologia è espressione diretta del desiderio dell’uomo, ma risponde a leggi casuali che è impossibile controllare. Come sottolinea Felice Pozzo nell’introduzione, Salgari anticipa intuizioni avveniristiche, ma gli sforzi della costruzione non sono mai ripagati. In Lovecraft più che invenzioni, compaiono uomini di scienza (L’ultimo esperimento di Clarendon, Herbert West, rianimatore), e la colpa umana sembra essere più pesante rispetto alla freddezza delle macchine.

Uomo e orrore

Nel saggio Alcune osservazioni sulla narrativa inteplaneteria Lovecraft scrive:

[I personaggi] pur essendo assolutamente naturali, dovrebbero essere subordinati al prodigio fondamentale attorno al quale essi convergono. Il vero «eroe» di un racconto fantastico non è mai un essere umano, bensì una serie di fenomeni. Al di sopra di ogni cosa dovrebbe torreggiare la cruda e feroce mostruosità della anormalità trattata».

(H.P. Lovecraft, Alcune osservazioni sulla narrativa inteplaneteria, in Tutti i romanzi e racconti, a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton Compton, 2011)

Coincide alla perfezione con i racconti di Salgari. La descrizione di sensazioni ed eventi può apparire prolissa, ma la scrittura dell’orrore si alimenta grazie a chi è in grado di entrare in una visione, viverla e restituirne l’esperienza, anche se si tratta di passaggi di pura finzione. Basta pensare al maelstrom che tra Poe e lo scrittore italiano si avvale di descrizioni analoghe e diventa un fenomeno leggendario.

Il terrore, come già detto, si nutre di immagini. Quelle di Salgari hanno poco a che vedere col mistero e il misticismo che caratterizzava i racconti di Poe e Lovecraft. Le stesse parole usate nelle sue storie non hanno la stessa ampollosità e lo stesso controllo stilistico che era così vivo negli autori americani. Parole semplici, immagini potenti e rapide risoluzioni che si allontanano dall’interiorità e racchiudono una visione d’insieme, come a voler suggerire a chi spetta la vittoria finale. Poche volte è dell’uomo e, quando succede, il protagonista è voce narrante e testimone, fondamentale per il proseguire della storia. L’uomo di Salgari è un fascio di desideri manifestato dalla voglia di scoperta, ma con poche possibilità di cambiare il corso degli eventi. Quando non ci riesce la risposta è una visione alternativa, tipica dei pazzi.

Lo sviluppo delle cognizioni scientifiche innate che lo giudichino ebbe come effetto il rafforzamento dell’emozione e dell’immaginazione senza corrispondente irrobustimento dei processi di raziocinio.

(H.P. Lovecraft, Idealismo e materialismo: una riflessionein Tutti i romanzi e racconti, a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton Compton, 2011)

La pazzia è la conseguenza dell’avidità, del terrore e dell’ambizione scientifica. È sempre Lovecraft a scrivere, questa volta in Idealismo e materialismo: una riflessione. Poco lontano da questo ragionamento è racchiusa la visione dell’autore americano: neanche la ragione scientifica riesce a scalfire l’immaginazione, ma è proprio da una fonte tanto irrazionale che si origina la stessa idea di immortalità. Grazie all’immaginazione autori come Poe, Lovecraft e Salgari creano narrazioni non fini a loro stesse. Non a caso hanno conquistato l’immortalità.

alla conquista della luna-copertinaAutore: Emilio Salgari

A cura di Felice Pozzo

Editore: Cliquot

Anno: 2016

Pagine:144

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Questo era l’ultimo appuntamento del piccolo blog tour dedicato alla raccolta di racconti di Salgari. Il libro è stato ospitato in altri blog nelle scorse settimane:

 

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