Se state pensando al porno vi sbagliate di grosso. Non mostreranno nulla ma saranno sensuali, violente, deludenti, insomma intime. Saranno citazioni che ricorderanno perché non è tutto come nei film.

amy hempelLo abbiamo fatto dodici volte: abbiamo fatto l’amore, tutti insieme, per dodici volte, e loro due mi hanno fatto tutto quello che due persone potevamo farmi per dodici volte. Stavo per dire solo dodici volte, ma non era “solo”, giusto? È stato meraviglioso.
Ho cominciato, la notte scorsa, dal principio. La regola era che dovevo dire la verità, e dovevo dirgli tutto. Potevo cominciare da dove volevo. Gli raccontavo la storia ogni notte; me la chiedeva lui, in una versione o nell’altra, ogni notte. A volte tralasciavo un dettaglio, in modo che lui potesse suggerire, e quindi in un certo senso partecipare. Magari diceva: «L’inevitabilità dell’orgasmo?», e allora io dicevo: «Il suo modo di comunicare spingendo il fianco verso di me».

A volte cambiavo i nomi. I nomi non erano un dettaglio che gli interessava. Quello che gli interessava era la precisione minuziosa delle azioni, e la natura esplicativa della mia narrazione. Non voleva che il mio linguaggio esprimesse qualcosa di diverso da ciò che era stato. Per me, intendo. Be’, per loro, per lei. Per tutti noi.

«Voglio che mi indichi dei punti sul corpo: articolati, sottili, accurati» diceva. «Voglio un lessico ricercato nel resoconto, e lo voglio succoso. Voglio l’alone di una realtà inesprimibile…e tuttavia lirica».

«Ci sono fotografie?» chiedeva, sapendo che c’erano.

«Dimmi,» s’informava «chi ha scattato le tue foto?»

A volte cercavo di raccontare una storia diversa. Ma lui preferiva che gli raccontassi dell’uomo e della donna insieme: insieme a me. Imparai che più froideur mettevo nel mio tono di voce e più lui si accalorava, diventava insistente, finché qualcosa non gli tappava la bocca e mi impediva di continuare.

[Amy Hempel, da Offertorio, Ragioni per vivere, traduzione di Silvia Pareschi, Mondadori, 2009]

 

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