i primi viaggi di andy catlett_wendell berry

Raccontare la relazione con la terra di origine ha tutta una serie di rischiose implicazioni. È come il racconto di ogni infatuazione quando coinvolge in prima persona chi vuole trasformarla in parole: il rischio è di mettere su un diario senza che il rapporto con la realtà possa essere esteso anche a chi legge. Se c’è una cosa che alcuni scrittori americani sanno fare   o dovrei dire il modo di fare americano   è un metodico esercizio della finzione come diretta influenza della realtà. Quella parte della vita americana che si plasma ed è plasmata dall’ambiente   in un territorio esteso e quindi ad alto grado di variabilità geografica e sociale   è quanto di più spietato e vero si possa identificare, paradossalmente, nelle storie di finzione. Ogni madre terra è diversa: lo dimostrano storie come quelle di Nelle terre di nessuno di Chris Offutt, in cui la vita degli uomini è fatta di isolamento e ritmi naturali; o forse ci sono anche i racconti di Trilobiti di Breece Pancake, percorsi dal desiderio di fuggire dall’isolamento pur sapendo che è l’unica condizione adatta a chi ci è cresciuto; o, ancora, potremmo lasciarci andare alla fitta rete di rapporti, abitudini e pettegolezzi di cui scrive Eudora Welty in Una coltre di verde.

Tra quelli che rivolgono lo sguardo alla terra, Wendell Berry ha raggiunto una precisa riconoscibilità. Avevo parlato della sua abilità nel conciliare la vita artistica e un modello di vita che emergeva da La memoria di Old Jack. La cittadina di Port William, memoria e incarnazione del luogo d’origine dell’autore, presenza materna da cui sono nate ramificazioni di storie, ora torna in una breve comparsa ne I primi viaggi di Andy Catlett (Edizioni Lindau, traduzione di Vincenzo Perna).

Il piccolo Andy, di soli nove anni, si trova ad affrontare il primo viaggio da solo: in autobus raggiungerà le campagne del Kentucky per far visita ai nonni paterni per poi recarsi a Port William. La voce narrante, fin troppo lucida ed emozionalmente coinvolta, sarà proprio quella di Andy che, ormai anziano, tesserà i suoi ricordi. Un modo di procedere diverso da quello degli altri libri su Port William, perché il periodare di Andy è un’insistente registrazione di dettagli, come se avvertisse il carattere sfuggente della memoria e volesse conservarla come documento da tramandare ai posteri. S’individua un preciso intento nella scrittura di Berry per il piccolo Andy, di poco diverso dalla sequela di ricordi di Old Jack che formavano sia una testimonianza della Storia che storia stessa per la finzione. La memoria di Andy Catlett ha un occhio rivolto solo al passato, della sua vita adulta non sapremo niente: riconosceremo altri membri della Port William di cui abbiamo letto e li fermeremo in diapositive, fermo immagini che aspirano all’immortalità. Il protagonista è fin troppo diretto nel comunicare la speranza di sopravvivenza di alcuni valori, tanto da lasciarsi andare a severe stoccate alla modernità.

La cittadina di Hargrave, in cui all’epoca vivevo, era probabilmente stata contagiata fin dall’inizio dall’ambizione moderna di diventare ciò che non era. Aspirava, come si dice oggi, a realizzare appieno il suo potenziale, qualunque esso fosse. Port William invece era interessata solo a sé stessa, cui raccontava senza sosta le proprie storie.

(Wendell Berry, I primi viaggi di Andy Catlett, traduzione di Vincenzo Perna, Edizioni Lindau, 2018, pp. 99)

Più che a una forma narrativa   che in Berry ricorre costante in più di un romanzo e che nella saggistica si concretizza in economia e sostenibilità agricola   con la quale caratterizzare il suo mondo, qui il tentativo è di un omaggio a un universo scomparso che, però, non deve estinguersi in chi l’ha vissuto. Ci sono ricordi dell’infanzia dell’autore durante la seconda guerra mondiale, ci sono usanze e abitudini quotidiane, c’è l’amore e l’unità famigliare, c’è il senso inesorabile della scomparsa. Persino il piccolo grande Andy dovrà rintracciare il momento in cui i gusti infantili hanno lasciato il posto al disinteresse della crescita.

Ma è proprio questa la particolarità dell’attaccamento alla terra americana: in quel rapporto simbiotico che ha stabilito con chi la vive, nonostante i cambiamenti subiti, trarrà la forza necessaria a sopravvivere almeno fino a quando ci sarà qualcuno a raccontarla.

Wendell Berry - I primi viaggi di Andy Catlett

Titolo: I primi viaggi di Andy Catlett

Autore: Wendell Berry

Traduzione: Vincenzo Perna

Editore: Lindau

Anno: 2018

Pagine: 144

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