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Geografie Letterarie

Una forma letteraria per New York

ilcolosso di new york-la ferrovia sotterranea-colson whitehead

La città rimpicciolisce e tu cresci. Dicono che la città si sta espandendo, arriverà a includere sobborghi e paesini un tempo isolati. Tu implodi nel tuo corpo riducendo in scala il limite sempre crescente dei passi che puoi compiere; la città esplode verso l’esterno. E non si capisce chi dei due si stia dimenticando prima dell’altro. Il modo migliore per riconoscerlo è andare via e poi tornare. Proprio quando anche le sfumature più odiose della tua realtà ti risulteranno nostalgiche e familiari, la città sarà cambiata, tu sarai cambiato e nessuno dei due chiamerà l’altro come una volta. È stato vero quando ho cambiato città per più di due volte, continua a essere vero quando ricerco qualcosa di familiare nelle nuove città. Lontana da ogni tipo di provincialismo, cerco di appropriarmi di una realtà che non mi appartiene. Continue reading “Una forma letteraria per New York”

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Frammenti dal World Trade Center

Geografie letterarie viaggia tra i rapporti di influenza che spesso s’instaurano non solo tra autore e opera ma anche tra autore e luogo in cui vive. 

9/11 memorial
Fonte immagine: http://www.911memorial.org

È caduto “un pezzo di cielo”. Il più delle volte Stephen King si riferirà così all’attentato dell’11 settembre al World Trade Center nel racconto Le cose che hanno lasciato indietro, contenuto nella raccolta Al crepuscolo. Un uomo è tormentato dagli oggetti di alcune vittime: cerca di disfarsene ma puntualmente le ritrova nello stesso posto, nella sua casa, che gli bisbigliano urla e incubi di quel giorno.

Tirai fuori la bambola odiando la scia di sporco che si lasciò dietro. Una cosa che lascia una scia è una cosa reale, una cosa con un peso. Non c’è scampo.

(Stephen King, Al crepuscolo, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2013)

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New York è Un altro mondo, quello di James Baldwin

Geografie letterarie viaggia tra i rapporti di influenza che spesso s’instaurano non solo tra autore e opera ma anche tra autore e luogo in cui vive. 

james baldwin

La cosa affascinante e inquietante di ogni città è che prima o poi su di essa calerà la notte. Tutto quello che appariva chiaro alla luce del sole diventa un rifugio segreto destinato a esistere solo nelle ore buie.

Le ombre sono particolarmente lunghe a New York e la Harlem degli anni Sessanta ha qualche differenza con il quartiere dei nuovi arrivati agli inizi Novecento, come lo aveva descritto Toni Morrison.

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Il libro come melodia: Jazz di Toni Morrison

Geografie letterarie viaggia tra i rapporti di influenza che spesso s’instaurano non solo tra autore e opera ma anche tra autore e luogo in cui vive. 

East Harlem, 1970
©Camilo José Vergara, East Harlem, 1970.

Manhattan è un reticolo ordinato: le strade, incrociandosi, formano rettangoli intervallati qua e là da grandi arterie, fino ad arrivare al cuore verde di Central Park. Ogni rettangolo è uguale all’altro, qualche volta più grande perché unito in quartieri, qualche volta più piccolo, con edifici unici e solitari. Tuttavia, si fa fatica a credere che la regolarità architettonica – e spesso neanche quella – possa applicarsi ai quartieri, alle persone, alle culture che si rimescolano ogni giorno e ogni giorno tornano al loro posto. Continue reading “Il libro come melodia: Jazz di Toni Morrison”

Jay McInerney: mille luci che non brillano

Geografie letterarie viaggia tra i rapporti di influenza che spesso s’instaurano non solo tra autore e opera ma anche tra autore e luogo in cui vive. 

Ti siedi a guardare il fiume. In fondo, la Statua della Libertà scintilla nella foschia. Sull’altra riva, un’enorme insegna della Colgate ti dà il benvenuto nel New Jersey, lo “stato giardino”.

Osservi il solenne avanzare di una chiatta della nettezza urbana, avvolta da una nuvola di gabbiani stridenti, diretta in alto mare.

Eccoti qua di nuovo. Incasinato di brutto e senza un posto dove andare.

(Jay McInerney, Le mille luci di New York, traduzione di Marisa Caramella, Bompiani,  1986, p.14)

Questa visione, da sola, potrebbe riassumere le sensazioni con cui New York bombarda i personaggi che si trovano a viverla: tra i valori che l’hanno creata e quelli che la modellano continuamente. Mentre un gioco d’identità si trova a percorrerla, confondendosi tra autore e protagonista, ce n’è un altro fatto di perdita totale di controllo.

È la generazione rappresentata da Jay McInerney che ne Le mille luci di New York racconta la storia di un giovane che si aggira nelle notti newyorchesi, nei locali più in voga del Lower East Side, incoraggiato da droghe e alcol. Il divorzio dalla moglie Amanda, una modella che ha ottenuto il successo che cercava come rivalsa sulle sue modeste origini, lo porta a vivere in un continuo stato di disagio interiore. Era giunto a New York con le speranze di una nuova vita e una carriera da scrittore, ma si ritrova, nonostante la giovane età, a vagabondare oscillando tra illusioni e delusioni. Continue reading “Jay McInerney: mille luci che non brillano”

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