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Il mondo urla dietro la porta

Libri, biscotti, sangue e caffè

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Vampiri in Letteratura

Stephen King: il male del mondo a Salem’s Lot

Nelle piccole realtà capita di non chiudere mai a chiave la porta di casa. Attingendo alla riserva di film e telefilm d’oltreoceano, figuriamo immediatamente un viale alberato, colorato, in pieno autunno, dai rossi e dagli arancioni di foglie svolazzanti. Qui le case hanno l’antiporta, di solito con zanzariera, seguita dalla porta d’ingresso, ma nessuna delle due serrature si oppone all’entrata di un visitatore.

Questo perché nei piccoli paesi tutti conoscono tutti e sarebbe un atto di sfiducia barricarsi dietro una doppia mandata. Vorrebbe dire che si ha qualcosa da nascondere.

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Anne Rice: la parola al vampiro

intervista-col-vampiroAutore: Anne Rice

Editore: Longanesi

Anno: 2010

Traduzione: Margherita Bignardi

Pagine: 363

Prezzo(cartaceo): € 18,60

Prezzo(ebook): € 5,99

Nella sua lenta genesi durata secoli, il vampiro era dapprima una superstizione, un sentimento di paura che si accompagnava a riti scaramantici, poi è apparso per la prima volta, in letteratura, con le prime rappresentazioni, fino ad arrivare all’immortalità come personaggio, usato per assorbire le angosce di ogni tempo. Percezione, immagine e forma fisica, manca ancora un tassello fondamentale: la voce. Continua a leggere “Anne Rice: la parola al vampiro”

Dracula di Bram Stoker: una formula per l’immortalità

Bela Lugosi è Dracula nel film del 1931
Bela Lugosi è Dracula nel film del 1931

Nel corso di poco meno di un secolo il vampiro acquista quell’immortalità che dalle credenze folkloristiche passa alla letteratura.

La fortuna letteraria e teatrale di Polidori in Europa genera una eco affascinante per autori e grande pubblico. Sì, perché si inizia a parlare anche di una letteratura destinata a fette sempre più ampie di alfabetizzati. Continua a leggere “Dracula di Bram Stoker: una formula per l’immortalità”

Le morte innamorate

Oltre a rimanere inconsapevole del suo successo, Polidori non sapeva neanche che con Il Vampiro aveva dato inizio alla produzione gotica che vedeva la creatura protagonista. Gli anni successivi saranno fondamentali per stabilire i capisaldi del genere.

Probabilmente ancora non si poteva parlare di diffusione a un vasto pubblico, ma Polidori aveva dato voce e dignità letteraria alle miriadi di leggende che si rincorrevano nell’est europeo. Continua a leggere “Le morte innamorate”

Alle origini: il vampiro di Polidori

Christopher Lee è Dracula nel film del 1958. Photograph: Everett Collection/Rex Features
Christopher Lee è Dracula nel film del 1958. Photograph: Everett Collection/Rex Features

Non è un azzardo affermare che il vampiro rimane una delle figure più affascinanti della letteratura horror e, negli ultimi anni, anche il più sfruttato da cinema e televisione. Perché il vampiro sopravvive e, anzi, ha successo, anche dopo secoli dal suo concepimento?

È impossibile dare una risposta certa, ma si può ipotizzare che, come spesso accade nel genere dell’orrore, il significante rinvia a significati diversi assorbendo paure e contraddizioni di un’epoca. Dai riti contro il ritorno dei defunti – ancora praticati in comunità rurali della Romania –, il vampiro diventa una figura che si aggira tra gli uomini, dai tratti fisici particolari, dal carattere enigmatico nascosto da occhi imperscrutabili. Se sia o no nemico dell’uomo ad oggi non possiamo esserne certi, dopo che i media e la letteratura hanno mantenuto la tradizione ma ne hanno creata anche dell’altra.

Prima di arrivare alla combinazione di canini, volto pallido, repulsione per simboli sacri, tutti elementi che caratterizzano il vampiro come lo conosciamo noi oggi, iniziamo dal principio, quando il vampiro era un prodotto delle superstizioni umane, dovute al timore che i morti non fossero propriamente morti e che, senza le adeguate precauzioni, potessero tornare in vita. Né vivi né morti, quindi, che si cibavano dei propri simili.

Lontano dai rozzi bassifondi, però, si andava sviluppando la società ottocentesca, forgiata dalle idee romantiche del rifiuto della ragione e dalla volontà di astrarre dalla realtà.

Spogliato dalla canonica aura folkloristica proveniente dai Balcani e dalla tradizione slava, John William Polidori si allontana da quello che erano stato gli elementi costitutivi della letteratura gotica e scrive del primo vampiro, deciso a conferirgli caratteristiche ben precise. Il vampiro è un racconto decisamente lento e tragico, senza conforto o possibilità di redenzione.

Osservava con sguardo fisso l’allegria che lo circondava, come se non potesse prendervi parte. Quando una gaia risata di una fanciulla attirava la sua attenzione, la gelava con uno sguardo, e incuteva paura in quegli animi in cui regnava superficialità.

varneyLord Ruthven è un aristocratico che si aggira nelle feste londinesi ed è lontano dal provare qualsiasi empatia per le vicende umane. Nonostante «il pallore mortale del volto» l’uomo misterioso scatena la curiosità dei presenti e accalappia con facilità le giovani fanciulle, bisognose di attenzioni e vogliose di aggiungerlo alle loro conquiste.

Sembra che Ruthven incarni un diavolo con il quale la licenziosità diventa routine e la virtù delle sue conquiste è miseramente rovinata. Il suo vero volto si rivela al tavolo da gioco quando spolpa il principiante e si accanisce contro il povero. Il rapporto che lega il vampiro alle sue vittime è quello di una dipendenza morbosa, non solo per le donne, ma anche per il giovane Aubrey prima di essere inghiottito dalla consapevolezza del declino. È come se, una volta mostrato il volto inconscio dell’altro, Ruthven provasse piacere nell’alterarlo. Il mistero che lo avvolge è nato da qui e continuerà a esistere anche in Dracula di Stoker e in molte rappresentazioni successive fino a oggi, quando mistero è anche sinonimo di seduzione impossibile e pericolosa.

L’aristocrazia rappresentata da Lord Ruthven sta tramontando, ma lo sta facendo cibandosi del dolore e, soprattutto, del sangue altrui. Il vampiro di Polidori è fatto di pochi segni riconoscibili (pallido, sguardo cupo, risorge con i raggi della luna), ma molti significati nascosti.

Non è un caso che l’idea dell’autore sia probabilmente venuta dal rapporto esasperato che intratteneva con Byron, di cui Polidori era segretario personale. Ironicamente, quando l’opera vide la luce, dopo una sorta di scommessa tra Byron, Mary Wollstonecraft e il futuro marito Shelley, durante un soggiorno a Villa Diodati sul lago di Ginevra, la paternità dell’opera sarà attribuita per molti anni a Byron. Mentre in Inghilterra l’accoglienza sarà fredda, nel resto d’Europa, soprattutto in Francia e Germania, l’opera avrà grande successo arrivando anche a imitazioni e rappresentazioni teatrali.

Il vampiro è l’atto di nascita di una creatura immortale della finzione che, pur mantenendo i tratti tipici del gotico nel principio, sarà in grado di plasmarsi e attraversare le epoche fino a noi.

Il VampiroAutore: John W. Polidori

Editore: Edizioni Studio Tesi

Anno: 2009

Traduzione: Franci G.; Mangaroni R.

Pagine: 154

Prezzo: € 8,90

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