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(Ri)narrare l’America: due libri di Bonnie Nadzam

Purezza

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«Non credo si possa ripulire un cuore come se fosse un garage, David»

Se volessimo riconoscere un merito a Bonnie Nadzam, sarebbe la rara capacità di aver ripercorso alcuni generi della narrativa americana. Mi riferisco a una parte della sua produzione arrivata fin qui in Italia*. Prendiamo Lamb (pubblicato da Edizioni Clichy, traduzione di Leonardo Taiuti), la vicenda di un uomo di mezz’età, smarrito dopo la morte del padre e un divorzio, che persuade una ragazzina a intraprendere un viaggio in un posto sperduto sulle Montagne Rocciose. L’autrice accennava, senza pretese e manierismi di stile, all’archetipo definito linguisticamente e stilisticamente da Nabokov. Aveva l’intenzione di avvicinarglisi senza la convinzione di esserne una valida erede e con l’intento di trasformare le reminiscenze del lettore con un risultato piuttosto diverso. Continua a leggere “(Ri)narrare l’America: due libri di Bonnie Nadzam”

Racconti della ricerca: Stelle Ossee di Orazio Labbate

Orazio Labbate Stelle ossee - il mondo urla dietro la portaNon c’è dubbio nel dire che l’orrore, più di altre narrazioni, trova nella sublimazione il motore delle proprie storie. La vitalità del mondo interiore di Lovecraft lo portò a popolare il buio con esperienze reimmaginate o creature espressione della piccolezza umana e della sconfinatezza della conoscenza oscura. La logica interiore di Poe gli faceva perseguire la bellezza attraverso un equilibrio incredibile delle atmosfere nelle sue storie.  Continua a leggere “Racconti della ricerca: Stelle Ossee di Orazio Labbate”

Una nuova realtà indipendente: Edizioni Black Coffee

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Black Coffee era nata come collana editoriale di Edizioni Clichy, una piccola realtà fiorentina che recupera ancora gialli e classici francesi, e pubblica narrativa per bambini. Da qualche tempo Black Coffee è diventata una realtà editoriale indipendente attraverso alcuni accorgimenti: mantiene il nome, ha una veste grafica rinnovata e il suo campo d’azione si estende. Gli Stati Uniti restano i protagonisti ma le opere scelte spazieranno dalla narrativa alla non-fiction, con un gusto per il longform dimostrato dalla collaborazione con la rivista The Believer (i cui articoli tradotti sono disponibili sul sito della casa editrice). A inaugurare Black Coffee c’è stato l’esordio di Alexandra Kleeman con Il corpo che vuoi apice di una narrativa contemporanea americana che guarda a precedenti illustri (come ho spiegato qui).

Ho intervistato Sara Reggiani e Leonardo Taiuti, i due traduttori e ora editori che da tempo coltivavano l’idea di Black Coffee.  Continua a leggere “Una nuova realtà indipendente: Edizioni Black Coffee”

La montagna al maschile: Le otto montagne di Paolo Cognetti

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Gravitano sempre lì, i libri di Paolo Cognetti, attorno a una percezione tipica che si ripresenta per ogni suo libro. Nel caso delle Otto montagne la sensazione è quella dell’intimità che prevale in maniera inaspettata rispetto a quella che da sempre caratterizza le storie dell’autore. Il mezzo è sempre una scrittura mirata, una decisione di intenti e di immagini che si concretizza in uno stile elegante, asciugato da ogni abbellimento.

A decorare le storie sono i personaggi: Pietro, un bambino di città, che scoprirà la montagna, e Bruno, il bambino legato alla montagna da un cordone ombelicale indissolubile. E poi c’è la montagna, un microcosmo sconosciuto, fatta di paesini anonimi come quello di Grana dove «c’era un disprezzo per le cose, un certo gusto nel maltrattarle e lasciarle andare in malora» e di abitanti invisibili, mimetizzati al silenzio d’alta quota, divorati dal silenzio stesso. Per essere un luogo inventato a tutti gli effetti, permeato dall’esperienza di chi scrive, non si riduce a semplice scenografia sulla quale attaccare i personaggi. Non è più neanche un luogo, ma un deposito di valori e di sentimenti.

Continua a leggere “La montagna al maschile: Le otto montagne di Paolo Cognetti”

L’uomo Kent Haruf: Le nostre anime di notte

Kent and grandson, Henry, 2011
Kent and grandson, Henry, 2011

Quando Kent Haruf spiega com’è diventato scrittore, racconta di quando, da piccolo, aveva una malformazione al labbro e passò molto tempo in solitudine. Proprio in quel periodo ha imparato una parte fondamentale del mestiere di scrittore: registrare il mondo circostante e sentire gli altri. Diventato un insegnante i suoi vicini, una famiglia che viveva in un campo di roulotte, gli chiese cosa faceva per vivere e lui rispose che insegnava a scrivere. Quelli pensarono che insegnasse calligrafia e Haruf dice che sarebbe stata una risposta più plausibile rispetto all’insegnare come scrivere bugie convincenti. Continua a leggere “L’uomo Kent Haruf: Le nostre anime di notte”

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